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La tua guida ai sistemi di allarme

Sensori


  • La centrale d’allarme: il cuore del sistema d’antifurto

    25 Dicembre 2018 • Antifurti1 Commento

    L’elemento principale di qualsiasi sistema di antifurto presente in commercio è rappresentato dalla centrale d’allarme, attraverso la quale si può gestite l’intero impianto. Pertanto è possibile attivare, disattivare e coordinare il sistema soltanto tramite la centrale, che gestisce le tempistiche, prende gli impulsi e le informazioni dai sensori, avvia gli attuatori e i vari dispositivi elettronici, gestisce le segnalazioni provenienti dalle telecamere, dai rilevatori e dai contatti magnetici. Generalmente le centrali sono inoltre dotate di una batteria tampone in grado di farla funzionare malgrado l’assenza di corrente elettrica, da un display e da una tastiera che ne facilitano l’utilizzo.

    Sul mercato del mondo della sicurezza si possono trovare tante tipologie di centrale, dai modelli che consentono di gestire più aree a quelli con interfaccia wireless (senza fili), dalle centrali con sirena a bordo a quelle dotate di Combinatore telefonico integrato (dispositivo che permette di avvisare l’utente non appena si verifica un intrusione grazie ad un sms, una e-mail o una chiamata). In commercio vengono proposte diverse centrali, le quali si presentano come una scatola da installare vicino la porta d’ingresso dell’abitazione ma anche di un ufficio, di un negozio o di un qualsiasi locale che si intende allarmare. La scelta tra questi diversi prodotti va fatta in base alle proprie specifiche esigenze di sicurezza. Vediamo insieme le caratteristiche e le funzionalità delle diverse centrali d’allarme:

    Centralina con definizione delle zone – la centrale di allarme consente di suddividere l’impianto in zone da gestire distintamente; in base alla configurazione del sistema, ogni area può essere associata ad uno o più sensori. La divisione in aree dell’edificio risulta davvero molto importante e non va sottovalutata, al contrario va realizzata tenendo ben presente la conformazione dell’abitazione e delle abitudini di chi vi risiede. La divisione in zone è fondamentale soprattutto per due aspetti: 1 – Grazie alla funzione di parzializzazione, che consiste nell’escludere alcune stanze dell’edificio mentre in contemporanea si sceglie di allarmarne delle altre, è possibile attivare soltanto una parte del sistema; per esempio, mentre la protezione perimetrale salvaguarda il perimetro attraverso i suoi sensori posti sulle porte e sulle finestre, all’utente sarà concesso di spostarsi liberamente all’interno della casa senza che far scattare l’allarme. 2 – La divisione in aree permette anche di rilevare con molta precisione i vari allarmi, individuando rapidamente i sensori andati in allarme e determinare se si tratti di falsi allarmi oppure no.

    La centrale d’allarme ed il controllo da remoto – da un po’ di anni a questa parte il settore del mondo della tecnologia è progredito notevolmente facendo molti passi in avanti sia in termini di accessibilità economica che di funzionalità ed efficienza, a tal punto che attualmente le centrali di allarme possono essere gestite e controllate dal proprietario in modo semplice e intuitivo anche a distanza tramite personal computer, Smartphone e Tablet: il tutto avviene grazie a dei specifici software e applicazioni sviluppati direttamente ed appositamente dalle aziende produttrici, facilitando e velocizzando non poco l’uso di questi dispositivi da parte delle persone.

    La centrale d’allarme: il cuore del sistema d’antifurto
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  • Caratteristiche e tipologie dei Sensori da esterno

    I sensori da esterno vengono usati per captare e di conseguenza segnalare le eventuali intrusioni da parte di ospiti indesiderati in zone molto ampie; frequentemente vengono utilizzati anche per consentire un intervento rapido da parte del proprietario dell’abitazione prima che il ladro o il malintenzionati riesca a forzare dia le porte che le finestre presenti. In commercio esistono svariate tipologie di sensori da esterno, di seguito vediamo insieme quali sono le principali:

    Sensori ad infrarosso attivo: si tratta di sensori caratterizzati da due componenti che si inviano a vicenda raggi ad infrarosso; in tal modo si genera una sorta di barriera invisibile all’occhio umano che, se interrotta, fa scattare l’allarme. Parliamo di barriere sottilissime, perfette per essere applicate sia sulle porte che sulle finestre, gradevoli a livello estetico ma soprattutto efficienti. I sensori che sfruttano la tecnologia ad infrarosso si possono programmare in base alle specifiche esigenze dell’utente, così da evitare il verificarsi di odiosi falsi allarmi causati per esempio dalle foglie spostate dal vento o ancora per lo spostamento degli animali domestici. Il grosso vantaggio di questo tipo di apparecchi è costituito dal fatto che sono dotati di due sensori che dialogano fra loro, aspetto che rende assai difficile un eventuale tentativo di sabotaggio. Inoltre, risultano funzionanti in modo ottimale anche con porte e finestre aperte, cosa che consente la parzializzazione del sistema.

    Sensori a microonde: parliamo di sensori che creano una barriera sensibile, generando una serie di onde elettromagnetiche ad alta frequenza; risultano molto sicuri soprattutto perché sono in grado di ridurre al minimo i falsi allarmi ed è difficile sabotarli. Questi sensori a microonde sono caratterizzati da due componenti principali: un ricevitore ed un trasmettitore. Nel caso in cui venisse rilevato l’attraversamento della zona sottoposta al monitoraggio, l’intensità del segnale captato dal ricevitore si abbasserà e verrà segnalato l’alert. Per un buon funzionamento dei sensori a microonde è consigliabile mantenere il segnale sempre costante (uno svantaggio sta nel fatto che il sensore è molto sensibile anche agli agenti atmosferici come pioggia e grandine, che potrebbero diminuire il segnale). Risultano l’ideale soprattutto per le aree ampie come i giardini e i cortili, proprio perché assicurano una copertura maggiore rispetto a quella dei sensori con tecnologia ad infrarosso.

    Sensori ad infrarosso passivo: si tratta di sensori caratterizzati da un unico elemento che monta lenti particolari capaci di rilevare la variazione di temperatura dovuta all’attraversamento della zona sottoposta al controllo. Questi sensori ad infrarosso ti tipo passivo sono la soluzione più diffusa per via della semplicità dell’installazione ma anche per l’ampia copertura che sono in grado di garantire e per il prezzo abbastanza contenuto (nel momento dell’acquisto è bene assicurarsi che siano dotati di protezione anti-mascheramento e anti-accecamento).

    Sensori a doppia tecnologia – infrarosso e microonde: questa tipologia di sensori rappresentano una interessante sviluppo dei sensori ad infrarosso passivo. Sono pensati e realizzati per assicurare maggior sicurezza e per limitare al massimo i fastidiosi i falsi allarmi, sfruttano sia la tecnologia ai raggi ad infrarosso sia quella a microonde. È proprio l’unione di queste sue tecnologie a far sì che si riescano a superare determinati limiti presenti nei tradizionali sensori ad infrarosso passivo (generalmente sono dotati di protezioni anti-mascheramento e anti-accecamento).

    Caratteristiche e tipologie dei Sensori da esterno
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  • Barriere Perimetrali ad Infrarossi per uso esterno

    10 Novembre 2018 • Sensori perimetrali2 Commenti

    Nel momento in cui si sceglie di proteggere la casa, ma anche un ufficio, un negozio, una azienda, una attività commerciale e così via, la migliore soluzione per evitare al meglio le eventuali intrusioni da parte dei ladri o dei malintenzionati, è quella di installare nell’impianto di antifurto le cosiddette Barriere Perimetrali ad Infrarossi. Parliamo di una tecnologia di protezione invisibile, sicura, efficiente e sicuramente accessibile da un punto di vista economico, grazie alla quale è possibile far scattare l’allarme in caso di violazione della zona posta sotto controllo. Per quanto riguarda le Barriere perimetrali ad infrarossi per esterno, queste ultime si presentano in diversi modi: è possibile usare sia i sensori PIR singoli (ossia passivi), sia i sensori PIR attivi, ossia composti da ricevitore e emettitore. Vediamo ora tutti i dettagli di questi sensori.

    Prendiamo in considerazione il funzionamento del sensore perimetrale: in questo caso il rilevatore di movimento è capace di percepire a distanza, nel caso di violazione dell’area controllata, il calore generato da un corpo umano. Per fare ciò sfrutta delle radiazioni con una lunghezza d’onda compresa tra 700 nm ed 1 mm: è proprio quando questo avviene che invia l’allarme. Questo è quanto accade con un singolo sensore: quest’ultimo, nel caso di spazi aperti, può essere installato a muro per poterne controllare il perimetro. Per quanto concerne la Barriera perimetrale ad infrarossi vera e propria, quest’ultima è caratterizzata da due sensori (un ricevitore ed un emettitore). Più che un ricevitore si tratta di un “riflessore”, che ha il ruolo di far rimbalzare il fascio ad infrarossi: in tal modo si genera un filo invisibile all’occhio umano che, se interrotto per via del passaggio di un essere umano, fa scattare l’invio di un segnale di allarme alla centralina.

    Oltre ai sensori PIR possono essere usati dei rilevatori a microonde (Micro Wave – in sigla MW), o in alternativa dei sensori a doppia tecnologia (questi ultimi fanno uso sia di infrarossi che di microonde). Per quanto riguarda il funzionamento di un sensore MW, si usa il principio di Doppler, lo stesso utilizzato dai radar: l’area viene saturata da onde elettromagnetiche che adoperano una certa energia per riempirla; nel momento in cui viene effettuata una nuova rilevazione e l’energia per saturare è diversa, è qui che scatta l’allarme. Come detto sopra, diversi rilevatori perimetrali sfruttano invece la doppia tecnologia: in questo caso il segnale di allarme viene inviato nel momento in cui sia il controllo ad Infrarossi che quello tramite le microonde danno esito positivo (assai utile per evitare i falsi allarmi che si verificano ad esempio al passaggio degli animali).

    Le barriere perimetrali ad infrarossi da ambiente esterno possono essere montate lungo il muro, sia a mezza aria che a terra: questo tipo di tecnologia riesce a coprire spazi che possono arrivare anche a più di 100 metri e, cosa molto importante, funzionano anche nelle ore notturne. Un’altra alternativa per realizzare delle protezioni all’esterno della nostra abitazione è l’installazione dai sensori interrati: questi ultimi vengono posizionati a pochi centimetri da terra, e sono capaci di individuare in modo magnetico il calpestio di eventuali ospiti sgraditi; inoltre non interferiscono con la presenza di piante o vegetazione varia (sono molto più costosi rispetto ai PIR e ai sensori a microonde). Per quanto riguarda i costi, una barriera ad infrarossi con PIR Attivi con copertura fino a 50 metri può costare 150 euro circa a coppia.

    Barriere Perimetrali ad Infrarossi per uso esterno
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  • Sensori di antifurto per animali domestici

    13 Ottobre 2018 • Antifurti1 Commento

    Una delle domande più frequenti che si pongono i possessori di animali domestici che desiderano installare un sistema di antifurto per la propria casa, riguarda la compatibilità o meno del sistema con la presenza nell’abitazione di animali d’affezione (cani, gatti ecc.). In questo caso, i dubbi maggiori riguardano la possibilità di avere a che fare con i falsi allarmi dovuti dai movimenti degli amici a quattro zampe. In altri casi, gli utenti che si sono già dotati di un sistema di antifurto domestico, arrivano anche a disattivare l’impianto d’allarme proprio per evitare l’incombenza delle assidue segnalazioni. Dunque, possono essere installati impianti di allarme antifurto nella propria abitazione mentre gli animali domestici vivono liberamente all’interno? Per rispondere a questa domanda proponiamo un approfondimento utile per chi ha a cuore questa specifica tematica.

    Quando si parla di animali di piccola taglia (ossia fino a 30 Kg), la soluzione ottimale è quella di pensare e realizzare una zona a loro dedicata: quest’ultima può essere posta sotto protezione da contatti magnetici, senza posizionare anche i rilevatori di movimento volumetrici. In tal modo l’animale potrà muoversi nella zona designata liberamente, senza dovere avere a che fare con falsi allarmi. Si tratta di una soluzione realizzabile se nella casa è presente una o più stanze dotate di finestre dove l’accesso dall’esterno sia difficoltoso, e quindi basti un contatto magnetico d’apertura.

    Nel caso contrario, dove non è possibile attuare questo tipo di situazione, è possibile tentare di creare un ambiente che rispetti i requisiti sopra descritti. Supponiamo di avere una stanza priva di valori all’interno, che a sua volta comunica con il corridoio protetto dal sensore volumetrico: in questo caso si potrà pensare di dedicare questa camera al nostro animale. In ogni caso si dovrà necessariamente dotare le finestre dei tradizionali contatti magnetici di apertura.

    Se anche questa ipotesi non dovesse essere fattibile, non rimane che dotarsi del sensore denominato “PET Immune”: si tratta di sensori immuni agli animali domestici (dal nome in inglese) capaci di discernere la presenza di animali di piccola taglia rispetto alla taglia più imponente e voluminosa di una persona grazie ad una specifica taratura: questa tecnologia riesce a misurare il tipo di movimento di un corpo attraverso dei parametri che riguardano la massa corporea la dimensione del corpo stesso. Per esempio, se un cane pesa meno di 30 kg, avrà una massa corporea che consentirà al sensore di non rilevare una situazione di allarme, e quindi non genererà falsi allarmi. Il posizionamento dei sensori PET immune diventa dunque fondamentale per liberarsi del rischio continuo di falsi allarmi.

    Ovviamente si può scegliere se dotare tutta l’abitazione di sensori PET immune, oppure destinarli soltanto ad alcune stanze, ossia quelle dove di solito si muovono gli animali d’affezione. In tal modo si potrà evitare di acquistare sensori PET immune inutili, e quindi risparmiare anche sui costi. Per concludere, se hai animali in casa non avrai problemi nel dotarti di un sistema di allarme, prestando comunque attenzione alla corretta installazione del dispositivo.

    Sensori di antifurto per animali domestici
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  • Sensori Volumetrici: installazione, funzionamento e costi

    13 Agosto 2018 • Sensori volumetrici1 Commento

    All’interno di un sistema di antifurto, sia che quest’ultimo venga installato in una casa, in una attività commerciale o in un ambiente di tipo industriale, i sensori volumetrici rappresentano i veri e propri “occhi dell’allarme”, quindi una componente essenziale, in quanto grazie al segnale elettrico, riportano alla centralina i movimenti, di un ladro o di un malvivente, che avvengono nell’area posta sotto il controllo. In commercio esistono diverse tipologie di sensori volumetrici, per cui a scelta di un sensore piuttosto che di un altro dipende dalle specifiche esigenze dell’utente rispetto al grado di sicurezza che si vuole raggiungere. Scopriamo insieme cosa sono i sensori volumetrici e quali pericoli sono capaci di sventare.

    I sensori volumetrici sono caratterizzati dalla tecnologia PIR (Passive Infra Red), che si basa sui raggi ad infrarossi che hanno il ruolo di rilevare il calore. Forse non tutti sanno che gli oggetti con temperature superiori allo zero, effondono energia sotto forma di radiazioni luminose. Ed ecco che entrano in gioco i sensore PIR, i quali non fanno altro che individuare la variazione di temperatura che si verificano all’interno di un determinato ambiente. Si tratta di componenti regolati per discernere i movimenti di un corpo umano da quelli originati dalle vibrazioni presenti nell’ambiente o magari dal vento.

    Per quanto riguarda invece gli animali d’affezione presenti in casa, il loro spostamento dentro il locale in cui agiscono i sensori volumetrici potrebbe provocare falsi allarmismi: pertanto è possibile trovare in commercio sensori volumetrici cosiddetti “Pet friendly”, i quali hanno la capacità di distinguere il movimento di un animale domestico (gatto, cane e quant’altro) da quello di una persona.

    Esistono in commercio anche sensori volumetrici caratterizzati dalla doppia tecnologia: in questo caso la tecnologia degli infrarossi si unisce perfettamente con quella delle Microonde (per queste ultime si parla Effetto Doppler: se un estraneo si sposta in direzione del rilevatore, la frequenza della radiazione risulta più alta di quella precedente; viceversa, se l’intruso si allontana risulterà è più bassa). Quindi quando parliamo di doppia tecnologia ci riferiamo a componenti molto più sofisticate, di conseguenza anche più costose.

    Da menzionare anche i sensori volumetrici per ambiente esterno, i quali differiscono da quelli per l’ambiente interno specialmente per il materiale di realizzazione: quest’ultimo, infatti, deve essere molto più resistente per resistere alle intemperie a cui è esposto quotidianamente.

    Per quanto concerne la fase di installazione dei sensori volumetrici, bisogna tenere conto della struttura e della disposizione dell’edificio che si intende mettere sotto controllo, nonché della conformazione del sistema d’allarme stesso: a tal proposito è sempre consigliabile collocare i sensori in aree di passaggio, ossia scalinate, ingressi, corridoi e più in generale nelle stanze in cui sono presenti oggetti di valore.

    Infine, parlando di costi per l’acquisto di questi sensori volumetrici, bisogna avere le idee chiare prima di procedere all’acquisto, in quanto ci sono delle differenze che sussistono in base alle funzionalità degli stessi: si passa sa sensori assai economici ad altre tipologie più sofisticate e performanti che possono arrivare a costare anche circa 100 euro cada uno.

    Sensori Volumetrici: installazione, funzionamento e costi
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