Logo antifurtocasa.it Antifurto Casa

La tua guida ai sistemi di allarme

Fisco e leggi


  • Come denunciare un furto in casa

    12 Settembre 2021 • Fisco e leggiNessun commento

    Subire un furto nella propria abitazione significa avere a che fare con la violazione della propria privacy. Quindi non si tratta soltanto di un danno economico, ma ci sono anche delle conseguenze psicologiche che si devono affrontare. Per questo molti si chiedono come intervenire dopo un furto e come denunciare un furto in casa. Cerchiamo di capire, attraverso una semplice guida, come comportarsi, quando per esempio, tornando a casa, ci possiamo ritrovare a gestire i segni di un’effrazione.

    Cosa fare alle prese con un furto in casa

    Ci sono delle regole importanti da rispettare, come per esempio quella di non entrare subito nell’abitazione e aspettare in un luogo sicuro che arrivino le forze dell’ordine, per evitare di ritrovarsi faccia a faccia con il ladro ancora all’interno della casa.

    Infatti i malintenzionati potrebbero trovarsi ancora nell’abitazione, meglio quindi aspettare che arrivino gli agenti ed evitare un controllo diretto delle stanze. Questo è molto utile perché in questo modo si evita di incorrere nel conflitto diretto, in seguito al quale si potrebbe mettere in pericolo anche la propria incolumità.

    Una volta che le forze dell’ordine hanno effettuato un sopralluogo, si deve pensare anche a come denunciare un furto in casa, attraverso la messa in atto di alcune procedure burocratiche. È infatti essenziale che il proprietario dell’abitazione presenti la sua denuncia e registri la propria testimonianza.

    Poi si passa a mettere l’abitazione in sicurezza, ad esempio controllando anche la porta e le finestre e in caso di danni si dovrebbe chiamare tempestivamente un fabbro per le riparazioni.

    Cosa fare dopo la denuncia

    Dopo aver denunciato un furto in casa, bisogna passare ad una fase più operativa. Infatti, una volta terminate le procedure burocratiche, si deve fare per bene una verifica dei beni che eventualmente sono stati portati via. Si devono bloccare le carte di credito e si devono cambiare tutte le password di accesso, come per esempio quelle che servono per entrare nei servizi bancari con l’internet banking.

    Se abbiamo un’assicurazione sulla casa, è necessario avvertire la compagnia, seguendo le procedure previste per ottenere un eventuale rimborso. Inoltre è molto importante cercare di capire da dove siano entrati i malintenzionati, per rafforzare eventuali punti di accesso. A questo proposito si può installare anche un impianto di videosorveglianza più efficiente.

  • Green Pass in Italia: quando è obbligatorio e come verificarlo

    26 Agosto 2021 • Fisco e leggiNessun commento

    Il Green Pass è una certificazione verde che è obbligatoria per tutti i maggiori di 12 anni, per avere la possibilità di sedere al chiuso nei tavoli dei ristoranti, dei bar, delle mense aziendali o in tutti quei locali che si occupano della somministrazione di servizi di ristorazione. Inoltre l’obbligo e il controllo attraverso un apposito check sono previsti anche per assistere agli spettacoli, anche all’aperto, e per andare in palestra e in piscina. Per i mezzi pubblici dall’1 settembre arriva anche l’obbligo della certificazione verde, ma soltanto per i trasporti a lunga percorrenza.

    Chi può ottenere il Green Pass

    Il Green Pass viene rilasciato a tutti gli utenti vaccinati con l’indicazione del nome del vaccino e del numero di dosi effettuate. Possono disporre della certificazione anche coloro che sono guariti dall’infezione determinata dal Covid 19, con la data del primo test molecolare e con la specificazione della fine della validità. Possono usufruirne anche coloro che hanno effettuato un tampone con risultato negativo.

    Cosa contiene il QR Code della certificazione

    Fondamentale diventa la lettura del QR Code per riuscire a fare gli appositi controlli. A questo proposito possiamo indicare che cosa contiene il QR Code, che comprende tutti i dati sensibili dell’utente e certifica il tipo di immunizzazione ricevuta. Si tratta di un QR Code che rispetta la privacy ed è dotato di firma digitale.

    Come leggere il QR Code

    La soluzione migliore per leggere il QR Code del Green Pass è quella che possiamo trovare sul sito CasaSicura. Si tratta di uno strumento automatico molto utile. È un Green Pass Checker che in pochissimi secondi permette di verificare la validità della certificazione. Non serve nemmeno l’intervento di un operatore.

    Il prodotto proposto è già configurato per l’uso. Bisogna semplicemente accenderlo e collegarlo ad un qualsiasi Wi-Fi. I dati ufficiali utilizzati da questo Green Pass Checker sono quelli ripresi dal Governo Italiano e dalla Comunità Europea, quindi il prodotto è particolarmente adatto anche per i turisti che arrivano nel nostro Paese.

    È un prodotto che somiglia ad una sorta di tablet, che va posizionato all’ingresso dell’attività commerciale o degli uffici. Può funzionare tramite un alimentatore USB oppure tramite la batteria integrata fino ad otto ore. Agisce verificando qualsiasi Green Pass europeo o qualsiasi certificazione verde italiana che viene mostrata sia su smartphone sia stampata sulla carta.

    Se il Green Pass è valido, avviene una segnalazione che l’utente può passare. Se il Green Pass è valido, ma è scaduto, la segnalazione è rossa e quindi l’utente non può passare. Questo Green Pass Checker può segnalare anche una certificazione non valida o falsa, inoltre dispone di una funzione antiabuso, che mette in evidenza che il Green Pass è stato utilizzato di recente tante volte. Anche in questo caso il sistema invia un allarme.

    È facile da installare, perché può essere posizionato su un supporto a ventosa, da collocare sia su vetro che su legno e su altre superfici. Può essere alloggiato su un supporto snodabile da tavolo o su un supporto a terra dall’altezza di circa 135 centimetri.

    Maggiori dettagli sul sito Casasicura.it

     



     

  • Bonus videosorveglianza prorogato anche per il 2021

    17 Febbraio 2021 • Fisco e leggiNessun commento

    Anche per il 2021 è disponibile il bonus videosorveglianza. Si tratta di un’agevolazione prevista dal bonus ristrutturazioni, annunciato con la nuova Legge di Bilancio. In particolare è stata prorogata l’opportunità di ottenere un bonus fiscale per il credito d’imposta relativo alla messa a punto di impianti antifurto o di videosorveglianza. Nel corso del tempo sempre più persone cercano di trovare tutte quelle soluzioni adeguate per garantire la sicurezza nella propria abitazione. Installare un impianto antifurto o un sistema di videosorveglianza è sicuramente un’ottima scelta.

    In che cosa consiste il bonus

    Il bonus videosorveglianza consente proprio di avere a disposizione una detrazione fiscale che corrisponde ad una percentuale del 50% per l’installazione in un edificio di un sistema di allarme e di videosorveglianza con telecamere, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dell’immobile e proteggerlo da furti e aggressioni.

    Ci sono comunque delle regole ben precise che devono essere rispettate per poter usufruire del bonus videosorveglianza nel 2021. In particolare, tra i requisiti richiesti, c’è la necessità di essere in regola con il pagamento dell’Imu o della Tasi.

    Inoltre devi sempre ricordarti di conservare con cura i documenti che sono stati realizzati nella fase dei lavori, perché questa documentazione potrebbe essere richiesta in fase di controllo. È inoltre importante effettuare il pagamento in fase di acquisto con un bonifico parlante.

    Le spese che rientrano nelle detrazioni fiscali

    Ma quali spese sono quelle che rientrano nelle detrazioni fiscali previste per l’anno appena iniziato in merito ai sistemi di sicurezza? Sono numerose le spese che possono essere fatte rientrare all’interno di questo bonus.

    Ad esempio possono rientrare nelle detrazioni fiscali le spese per la progettazione di un impianto di allarme, quelle per l’acquisto dei prodotti, quelle per rafforzare o procedere alla sostituzione di recinzioni o di grate per le finestre.

    Inoltre rientrano in questi bonus previsti dalla Legge di Bilancio e prorogati anche per l’anno in corso le spese che riguardano l’installazione di una porta blindata o di una porta rinforzata, quelle che interessano l’installazione di vetri antisfondamento e le saracinesche.

    Naturalmente anche l’installazione di telecamere per la videosorveglianza rientra nelle spese ammesse che possono permettere di usufruire delle detrazioni fiscali in questione. La somma che si può detrarre viene in particolare suddivisa in dieci rate con importo uguale, con l’obiettivo di ridurre la quota IRPEF annuale.

  • Installazione antifurto e detrazioni fiscali

    09 Luglio 2019 • Fisco e leggiNessun commento

    Da un decennio a questa parte il settore tecnologico ha fatto moltissimi passi in avanti, ed e proprio grazie all’evoluzione esponenziale della tecnica che anche i sistemi di sicurezza si stanno diffondendo notevolmente tra i cittadini che scelgono proteggere le abitazioni, gli uffici, i negozi, le aziende e le attività commerciali contro i tentativi di effrazione, i furti e gli atti vandalici. La spesa da sostenere per acquistare questo tipo di impianti si è abbassata considerevolmente rispetto agli anni passati, ed è proprio grazie a questa spinta favorevole che lo Stato dà la possibilità di fruire di detrazioni fiscali, agevolando così il mercato e gli utenti. La Legge di Stabilità, infatti, predispone delle detrazioni del 50 % nell’ambito delle ristrutturazioni edilizie, fra le quali rientrano anche l’acquisto di sistemi per la sicurezza (ad esempio gli impianti di antifurto e le telecamere per la videosorveglianza).

    Il decreto legge numero 201 del 2011 prevede che è possibile detrarre le spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di sistemi di antifurto per le abitazioni, gli uffici e i locali commerciali, per le opere di rafforzamento, sostituzione e montaggio di cancelli e recinzioni, per l’acquisto di porte blindate, di casseforti, di impianti di videosorveglianza, di grate per i serramenti, di tapparelle in metallo e di vetri anti-sfondamento (in questa lista non sono annoverabili, e quindi esclusi dalle detrazioni, i contratti effettuati con gli istituti di vigilanza). Vediamo ora chi può usufruire delle detrazioni fiscali: i proprietari delle abitazioni in cui viene installato il sistema di allarme; i locatari, gli usufruttuari; i soci delle società semplici; gli imprenditori individuali di immobili che non appartengono alla categoria dei beni strumentali; i familiari conviventi del proprietario dell’edificio.

    Per quanto riguarda le detrazioni sull’Iva per l’acquisto e l’installazione di sistemi di allarme e antifurto, non c’è da prendere in considerazione soltanto la detraibilità del 50 % ma anche l’Iva agevolata al 10 invece del 21 % sul materiale comprato. Ad esempio, un sistema di antifurto costa 2000 euro, mentre l’installazione costa 500 euro: la spesa totale è di 2500 euro. L’utente può fruire dell’iva al 10 % soltanto sulla differenza tra il totale della spesa e del costo dei beni (ovvero 2500 meno 2000): pertanto l’iva al 10 % sarà applicata ai 500 euro, mentre sulla parte restante al 21 %.

    Come vanno calcolate le detrazioni fiscali: se un cittadino spende in totale 10.000 euro per l’acquisto e l’installazione dell’impianto di allarme, vien da sé che il 50 % è di 5.000 euro. Le detrazioni fiscali saranno dello stesso identico importo spalmate su 10 anni, perciò ogni anno potrà detrarre dalla sua dichiarazione dei redditi ben 500 euro. Per usufruire di queste detrazioni fiscali bisogna seguire delle direttive specifiche: per prima cosa è indispensabile che chi effettua l’installazione fatturi qualsiasi tipo di spesa, e che i pagamenti non vengano mai effettuati in nero o in denaro contante, bensì con bonifici. In più, la dichiarazione dei redditi dovrà necessariamente contenere tutti i dati catastali che definiscono l’abitazione come oggetto dell’installazione di impianti di sicurezza. Ovviamente, tutti i dettagli e le informazioni sull’argomento sono riportati sul sito internet ufficiale dell’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata alle detrazioni fiscali.

  • Videosorveglianza e Privacy: adempimenti e sanzioni

    27 Maggio 2019 • Fisco e leggiNessun commento

    La regolamentazione per gli impianti di videosorveglianza è illustrata all’interno del Provvedimento in materia dell’8 aprile 2010, emanato dal Garante della Privacy. Tale provvedimento sostituisce quello del 2004, in vista dell’aumento considerevole, negli anni, dell’uso di questi impianti di sicurezza da parte di soggetti sia pubblici che privati. I filmati ripresi, servendosi di sistemi per la videosorveglianza, fanno parte della categoria dei dati personali; pertanto, chi utilizza tali impianti, deve obbligatoriamente conformarsi al Codice in materia dei Dati Personali, in cui vengono riportate anche le eventuali sanzioni a carico di chi risulta inadempiente.

    Per quanto riguarda gli adempimenti, il principio fondamentale riguarda il fatto che chiunque decida di installare un impianto per la videosorveglianza, debba necessariamente segnalarne la presenza, in quanto qualsiasi persona entri nella zona interessata dalle riprese sappia della presenza delle telecamere ancor prima di accedere nel raggio di ripresa. Tale avviso va effettuato attraverso l’esposizione di specifici cartelli da posizionare in a ridosso dell’ambiente interessato per essere ben visibili. Nell’eventualità in cui gli impianti di videosorveglianza restino attivi anche di notte, i cartelli vanno illuminati in modo opportuno. Tali cartelli devono riportare anche un simbolo stilizzato, ovvero di facile comprensione, che specifichi l’utilizzo delle telecamere, il nominativo di chi ha accesso alla strumentazione ed alla visualizzazione dei filmati ripresi, ed un rimando anche all’informativa, ossia all’articolo 13 del Codice in Materia dei Dati Personali.

    Per quanto riguarda le riprese realizzate per scopi di controllo dell’ordine pubblico, di prevenzione di atti vandalici e di sicurezza sui luoghi di lavoro, vi è un’eccezione, in quanto tali situazioni non rispondono all’obbligo della segnalazione. Solitamente, per poter installare un impianto per la videosorveglianza, non c’è bisogno dell’approvazione del Garante della privacy; in tale contesto, però, fanno eccezione tutte le circostanze nelle quali vi è il rischio di ledere i diritti, le libertà fondamentali e la dignità delle persone riprese. Per esempio, necessitano di accertamento preliminare gli impianti che sfruttano quelle tecnologie capaci di captare i dati biometrici, di rilevare specifici eventi o condotte anomale, o di identificare in maniera automatica un individuo sulla base delle immagini registrate.

    Per ciò che concerne la notifica al Garante della Privacy, essa si realizza soltanto nelle situazioni elencate nell’articolo 37 del Codice sui Dati Personali da applicare al settore della videosorveglianza, ossia quelle nelle quali si rilevano i dati biometrici dei cittadini ripresi o la loro determinazione geografica. Inoltre, la conservazione delle immagini generate dalle telecamere non deve superare le 24 ore; soltanto in condizioni specifiche, in cui esiste un alto fattore di pericolo (per esempio nelle banche o nei musei), si può arrivare ad una durata massima di sette giorni. Nel caso in cui vi sia la necessità di conservare le immagini più a lungo, risulterà necessaria l’accertamento preliminare del Garante della Privacy. Secondo quanto previsto nel Codice sui Dati Personali, il titolare deve inoltre predisporre determinate misure di sicurezza per evitare la perdita, la distruzione o l’accesso illecito alle immagini generate dalle telecamere di videosorveglianza, nonché il loro uso per obiettivi non in linea con le finalità previste.