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La tua guida ai sistemi di allarme

Fisco e leggi


  • Allarme in casa: come far intervenire le Forze dell’Ordine

    24 luglio 2018 • Antifurti, Fisco e leggi1 Commento

    Installare un buon impianto antifurto non vi assicura di tenere lontani i ladri. Infatti, a molti sarà capitato di aver ricevuto ugualmente la visita dei ladri. Per questo avere un buon sistema di protezione per la casa o per l’ufficio non sempre basta. Per una protezione migliore, è cosa buona far in modo che questo sistema sia collegato alle Forze dell’Ordine o a un istituto di vigilanza privata, in modo che possano intervenire con tempestività in caso di intrusione.

    Cosa bisogna fare per avere un collegamento con le Forze dell’Ordine? Innanzitutto, è necessario che il vostro impianto preveda un combinatore telefonico. Si tratta di un dispositivo che, in caso di allarme, si occupa di far partire delle chiamate per avvisare di quanto sta accadendo.

    In alcuni impianti, potrete trovare il combinatore è integrato nella centralina. In altri, invece, dovrete acquistarlo separatamente e può essere di due tipi: il primo tipo, il PSTN, sfrutta la linea telefonica classica, mentre il GSM si appoggia ad una SIM. I numeri di telefono da contattare in caso di allarme vanno registrati sul combinatore; in caso di furto l’avviso viene datoo con un messaggio vocale pre-registrato. Tra questi numeri potrete inserire quello della Polizia o dei Carabinieri. Il collegamento diviene effettivo solo dopo aver presentato una richiesta scritta al Comando o al Commissariato più vicino all’abitazione, all’ufficio o all’attività commerciale in cui è installato l’allarme.

    Le Forze dell’Ordine vi forniranno un modulo nel quale è importante specificare nome e cognome del proprietario dell’abitazione, dell’ufficio o dell’attività commerciale. Dovrete inserire anche l’indirizzo in cui è installato l’impianto antifurto e i nominativi di chi ha in custodia le chiavi, nel caso in cui ci fosse necessità di disattivare l’impianto.

    Allarme in casa: come far intervenire le Forze dell’Ordine
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  • Certificazioni: come avere un sistema d’allarme perfetto

    Se vi trovate per lavoro o per ragioni personali ad installare allarmi wireless, è probabile che vi siate imbattuti o vi stiate imbattendo in questioni legislative. I dubbi che possono assalirci su cosa preveda la legge sono tanti, soprattutto riguardo le certificazioni da rilasciare. Cerchiamo di fare chiarezza.

    Certificazioni: Decreto Ministeriale 37/08

    Quando parliamo di antifurti e sicurezza, tutti noi vogliamo esclusivamente il meglio. E allora cosa dobbiamo fare per non sbagliare anche in materia legale? Fermo restando che un parere legale definitivo può essere dato solo da avvocati e professionisti, ecco i nostri consigli.

    Il Decreto Ministeriale 37/08 sancisce l’abrogazione della legge 46/90, dettando nuove regole riguardo l’installazione degli impianti elettrici e altre tipologie di impianti specificati nell’oggetto del DM. Quindi, come prima cosa, bisogna controllare se l’impianto che ti appresti a installare è tra quelli di cui si parla nel DM. Qualora rientrasse tra quelli trattati, non ci sono dubbi: vi è l’obbligo a rilasciare la dichiarazione di conformità.

    Il lavoro perfetto

    Come fare, però, ad installare un impianto a regola d’arte, perfetto? In primo luogo, è assolutamente prioritario che tu svolga il tuo lavoro con buon senso e responsabilità. È un consiglio valido sempre, in qualunque contesto, ma è ancora più importante quando si sta parlando della sicurezza delle persone.

    Ricapitolando, è fondamentale seguire innanzitutto delle regole di buon senso e responsabilità nel modo in cui viene effettuato il lavoro. Mentre il DM stabilisce per legge per eseguire un lavoro perfetto, che i determinate installazioni è necessario rilasciare le certificazioni necessarie.

    È, poi, essenziale ricordare che, se l’impianto di allarme è collegato alla rete elettrica, la certificazione per la parte elettrica è obbligatoria. Quando, invece, parliamo del solo allarme, la certificazione d’impianto e di prodotto è volontaria.

    Infine, per riassumere, è sì importante tenere sempre presente cosa stabilisce la legge e seguirla minuziosamente, ma è altrettanto importante lavorare sempre coscienziosamente, avendo cura di tutti i dettagli.

    Certificazioni: come avere un sistema d’allarme perfetto
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  • Collegamento dell’allarme carabinieri polizia

    13 dicembre 2017 • Antifurto fai da te, Fisco e leggi1 Commento

    Avete acquistato ed installato un sistema d’allarme per la vostra abitazione o per il vostro esercizio commerciale? Bene, avete fatto il primo passo per sentirvi sicuri! Adesso perchè non seguire lo step successivo? Collegate il vostro sistema d’allarme alla centrale di polizia o alla tenenza locale dei carabinieri.
    Non sapete come fare? Allora siete incappati nella guida giusta. Continuate a leggere per capire come collegare il proprio sistema d’allarme alla polizia o ai carabinieri.

    Perchè collegare il proprio sistema di allarme con la polizia o i carabinieri?

    Collegare il proprio sistema d’allarme con la polizia o i carabinieri può essere molto utile, assicurandovi di ricevere l’opportuno aiuto da parte delle forze dell’ordine in caso di furti.

    Come collegare il proprio sistema d’allarme ai carabinieri

    Per collegare il vostro sistema d’allarme al comando dei carabinieri quello che dovete fare è compilare l’apposito modulo che potrete scaricare al seguente link:
    http://www.carabinieri.it/files/8803.pdf

    Il modulo di richiesta compilato va presentato alla locale tenenza dei Carabinieri e indirizzato al Comando di Compagnia o al Comando Provinciale competente per territorio. Al modulo di richiesta compilato va allegato il comando di omologazione dell’antifurto acquistato. Questo serve a dimostrare che l’antifurto da voi installato rispetti determinati requisiti tecnici e che quindi funzioni in maniera corretta, con la piena assenza di falsi allarmi.
    Nel modulo, durante la compilazione, andranno indicati:

    • Nome e Cognome dell’interessato
    • Dati Relativi all’interessato (data di nascita, residenza, codice fiscale..)
    • La tipologia di edificio in cui l’allarme è installato (se in abitazione o in esercizio pubblico)
    • Numero telefonico da contattare nel caso in cui scatti l’allarme
    • Descrizione del messaggio registrato sul nastro
    • Nominativo ed indirizzo del possessore delle chiavi dell’abitazione o dell’esercizio pubblico nel caso in cui questo con coincida con l’interessato.

    Come collegare il proprio sistema d’allarme alla polizia

    Se invece volete collegare il vostro sistema di allarme alla polizia quello che dovete fare è scaricare e compilare il modulo di richiesta attivazione teleallarme presente al seguente link: http://www.poliziadistato.it/statics/15/mod90.pdf
    Per essere attivato il teleallarme è necessario che il richiedente abbia già installato un sistema di allarme a combinatore telefonico omologato sencondo i sensi della legge.
    Anche in questo caso, all’interno del modello sarà necessario indicare:

    • Nome e Cognome dell’interessato
    • Dati Relativi all’interessato (data di nascita, residenza, codice fiscale..)
    • La tipologia di edificio in cui l’allarme è installato (se in abitazione o in esercizio pubblico)
    • Numero telefonico da contattare nel caso in cui scatti l’allarme
    • Descrizione del messaggio registrato sul nastro
    • Nominativo ed indirizzo del possessore delle chiavi dell’abitazione o dell’esercizio pubblico nel caso in cui questo con coincida con l’interessato.

    È importante ricordare che sarà possibile collegare il proprio sistema d’allarme o con la polizia o con i carabinieri e mai con entrambi, proprio per evitare delle rindondanze di segnale.

    Collegamento dell’allarme carabinieri polizia
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  • agevolazione fiscale allarme proroga a tutto il 2018 ?

    22 ottobre 2017 • Fisco e leggi1 Commento

    La Legge di Bilancio 2017 dovrebbe riproporre alcune agevolazioni fiscali per l’installazione dell’allarme in casa.
    L’agevolazione corrisponde ad un vero e proprio bonus che viene erogato secondo diverse modalità.

    Il bonus fa parte del cosiddetto “pacchetto sicurezza” del Governo, volto ad aiutare i cittadini che vogliono incrementare il proprio livello di sicurezza privata. Dovrebbero essere stanziati oltre 2,5 milioni di euro per varare una serie di norme che fossero di aiuto al cittadino.

    Il bonus è sotto forma di credito d’imposta, cioè viene sottratto dalle tasse al momento del pagamento. Nei casi di 730 precompilato esiste una particolare sezione dove poter dichiarare i crediti d’imposta, che si tramutano in detrazioni dalla cifra di tasse netta da pagare. Il credito d’imposta ha una copertura massima di 15 milioni di euro.
    Nel 2017, per i prodotti acquistati nel 2016, l’installazione di allarmi nella propria casa ha consentito un credito d’imposta del 100%. In poche parole, l’intera cifra usata per comprare il sistema d’allarme può essere dichiarata e usata per il pagamento di altre tasse, quindi di fatto rimborsata.
    Solo i privati cittadini che non hanno una partita Iva aperta possono richiedere questo tipo di rimborso. Non si possono chiedere queste agevolazioni per immobili usati come sedi lavorative, ma soltanto per immobili di privata abitazione.

    La questione interessante riguarda anche la modalità di sorveglianza. Il bonus, infatti, viene erogato sia a chi installa sistemi di allarmi sonori sia a chi pone in casa delle telecamere di videosorveglianza. Inoltre, vengono detratti anche i pagamenti effettuati in favore di agenzie private di sorveglianza, con le quali il cittadino si può accordare affinché venga tenuta sotto controllo la sua casa.

    Una domanda importante è: come presentare domanda per ottenere il bonus? Lo scorso anno la domanda si poteva presentare solo con procedura online nel corso dei mesi febbraio e marzo. Il sito a cui collegarsi era quello dell’Agenzia delle Entrate.
    All’atto di richiesta del bonus è importante presentare i seguenti documenti:
    -codice fiscale del richiedente;
    -codice fiscale o partita Iva del fornitore di servizi di sicurezza;
    -data e importo della fattura di acquisto del sistema di allarme e/o di quello di videosorveglianza comprensiva dell’Iva vigente al momento dell’acquisto;
    -autocertificazione di uso dell’immobile per scopi di abitazione.
    Il credito d’imposta sul bonus videosorveglianza non risulta cumulabile con altri tipi di agevolazioni riguardanti la sicurezza domestica.

    agevolazione fiscale allarme proroga a tutto il 2018 ?
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  • Sicurezza a roma con progetto city risks

    11 ottobre 2017 • Fisco e leggiNessun commento

    City.Risk è un progetto europeo dove attraverso le avanzate tecnologie e le applicazioni mobili, si cerca di rendere le città più sicure. Le due capitali pilota sono Roma e Londra. Mai come in questa circostanza è indispensabile la collaborazione tra istituzioni e cittadini.

    Roma e il progetto City.Risk

    L’Unione Europea ha promosso il progetto City.Risk per favorire una qualità di vita migliore nelle città toccando due aspetti fondamentali, la sicurezza e il decoro urbano. Roma, Sofia e Londra sono state scelte per testare la nuova piattaforma tecnologica e a supporto è stato chiesto la partecipazione dei cittadini che, avvalendosi di tablet, smartphone e social network denunciano situazioni di degrado e sicurezza, cosicché si possano attivare gli interventi necessari per affrontare la denuncia segnalata. Il progetto durerà 36 mesi, vi partecipano 12 partners mondiali che operano nell’industria e nella pubblica amministrazione e appartengono a 7 paesi dell’unione europea: Italia, Bulgaria, Gran Bretagna, Germania, Austria, Grecia e Svezia. Il progetto è partito a maggio del 2016 e Roma ha beneficiato di fondi del valore di 143 mila euro. I cittadini sono impegnati attivamente, l’obiettivo finale è di garantire una tempestiva condivisione di informazioni adeguate sia per prevenire le minacce alla sicurezza, sia per attenuare l’impatto quando si verificano, utilizzando dispositivi mobili per trasmettere velocemente le informazioni e farle confluire alla piattaforma web.

    City.Risk a Roma per ritrovare bici rubate

    Il furto di biciclette è un problema che colpisce molte città. Solo una parte delle biciclette sottratte ai proprietari viene denunciato. Gli appassionati delle due ruote si difendono dai ladri utilizzando lucchetti e antifurti fai da te complessi ed efficaci da installare sul mezzo. A Roma in via sperimentale si è aggiunto City.Risk ai vari strumenti a disposizione e sembra aver mostrato delle valide potenzialità. Il progetto ha lo scopo di creare una rete di utenti che con l’utilizzo della tecnologia fornisce una serie di informazioni per rendere più sicura la città, segnalando le zone più a rischio, tragitti pericolosi da evitare ecc.. in più una volta che si verifica il furto, diventa lo strumento per recuperare più in fretta il mezzo. Tutto questo avviene inserendo in una parte della bicicletta un piccolo sensore dotato di ricetrasmettitore munito di batteria a lunga durata e fornito di un codice identificativo (ID) registrato via web o app. Nel momento in cui la bicicletta fornita di sensore viene sottratta, basterà segnalare alla centrale di City.Risk l’ID e sarà avviata subito la procedura di recupero.

    Sicurezza a roma con progetto city risks
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