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La tua guida ai sistemi di allarme

Fisco e leggi


  • Installazione antifurto e detrazioni fiscali

    09 Luglio 2019 • Fisco e leggiNessun commento

    Da un decennio a questa parte il settore tecnologico ha fatto moltissimi passi in avanti, ed e proprio grazie all’evoluzione esponenziale della tecnica che anche i sistemi di sicurezza si stanno diffondendo notevolmente tra i cittadini che scelgono proteggere le abitazioni, gli uffici, i negozi, le aziende e le attività commerciali contro i tentativi di effrazione, i furti e gli atti vandalici. La spesa da sostenere per acquistare questo tipo di impianti si è abbassata considerevolmente rispetto agli anni passati, ed è proprio grazie a questa spinta favorevole che lo Stato dà la possibilità di fruire di detrazioni fiscali, agevolando così il mercato e gli utenti. La Legge di Stabilità, infatti, predispone delle detrazioni del 50 % nell’ambito delle ristrutturazioni edilizie, fra le quali rientrano anche l’acquisto di sistemi per la sicurezza (ad esempio gli impianti di antifurto e le telecamere per la videosorveglianza).

    Il decreto legge numero 201 del 2011 prevede che è possibile detrarre le spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di sistemi di antifurto per le abitazioni, gli uffici e i locali commerciali, per le opere di rafforzamento, sostituzione e montaggio di cancelli e recinzioni, per l’acquisto di porte blindate, di casseforti, di impianti di videosorveglianza, di grate per i serramenti, di tapparelle in metallo e di vetri anti-sfondamento (in questa lista non sono annoverabili, e quindi esclusi dalle detrazioni, i contratti effettuati con gli istituti di vigilanza). Vediamo ora chi può usufruire delle detrazioni fiscali: i proprietari delle abitazioni in cui viene installato il sistema di allarme; i locatari, gli usufruttuari; i soci delle società semplici; gli imprenditori individuali di immobili che non appartengono alla categoria dei beni strumentali; i familiari conviventi del proprietario dell’edificio.

    Per quanto riguarda le detrazioni sull’Iva per l’acquisto e l’installazione di sistemi di allarme e antifurto, non c’è da prendere in considerazione soltanto la detraibilità del 50 % ma anche l’Iva agevolata al 10 invece del 21 % sul materiale comprato. Ad esempio, un sistema di antifurto costa 2000 euro, mentre l’installazione costa 500 euro: la spesa totale è di 2500 euro. L’utente può fruire dell’iva al 10 % soltanto sulla differenza tra il totale della spesa e del costo dei beni (ovvero 2500 meno 2000): pertanto l’iva al 10 % sarà applicata ai 500 euro, mentre sulla parte restante al 21 %.

    Come vanno calcolate le detrazioni fiscali: se un cittadino spende in totale 10.000 euro per l’acquisto e l’installazione dell’impianto di allarme, vien da sé che il 50 % è di 5.000 euro. Le detrazioni fiscali saranno dello stesso identico importo spalmate su 10 anni, perciò ogni anno potrà detrarre dalla sua dichiarazione dei redditi ben 500 euro. Per usufruire di queste detrazioni fiscali bisogna seguire delle direttive specifiche: per prima cosa è indispensabile che chi effettua l’installazione fatturi qualsiasi tipo di spesa, e che i pagamenti non vengano mai effettuati in nero o in denaro contante, bensì con bonifici. In più, la dichiarazione dei redditi dovrà necessariamente contenere tutti i dati catastali che definiscono l’abitazione come oggetto dell’installazione di impianti di sicurezza. Ovviamente, tutti i dettagli e le informazioni sull’argomento sono riportati sul sito internet ufficiale dell’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata alle detrazioni fiscali.

    Installazione antifurto e detrazioni fiscali
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  • Videosorveglianza e Privacy: adempimenti e sanzioni

    27 Maggio 2019 • Fisco e leggiNessun commento

    La regolamentazione per gli impianti di videosorveglianza è illustrata all’interno del Provvedimento in materia dell’8 aprile 2010, emanato dal Garante della Privacy. Tale provvedimento sostituisce quello del 2004, in vista dell’aumento considerevole, negli anni, dell’uso di questi impianti di sicurezza da parte di soggetti sia pubblici che privati. I filmati ripresi, servendosi di sistemi per la videosorveglianza, fanno parte della categoria dei dati personali; pertanto, chi utilizza tali impianti, deve obbligatoriamente conformarsi al Codice in materia dei Dati Personali, in cui vengono riportate anche le eventuali sanzioni a carico di chi risulta inadempiente.

    Per quanto riguarda gli adempimenti, il principio fondamentale riguarda il fatto che chiunque decida di installare un impianto per la videosorveglianza, debba necessariamente segnalarne la presenza, in quanto qualsiasi persona entri nella zona interessata dalle riprese sappia della presenza delle telecamere ancor prima di accedere nel raggio di ripresa. Tale avviso va effettuato attraverso l’esposizione di specifici cartelli da posizionare in a ridosso dell’ambiente interessato per essere ben visibili. Nell’eventualità in cui gli impianti di videosorveglianza restino attivi anche di notte, i cartelli vanno illuminati in modo opportuno. Tali cartelli devono riportare anche un simbolo stilizzato, ovvero di facile comprensione, che specifichi l’utilizzo delle telecamere, il nominativo di chi ha accesso alla strumentazione ed alla visualizzazione dei filmati ripresi, ed un rimando anche all’informativa, ossia all’articolo 13 del Codice in Materia dei Dati Personali.

    Per quanto riguarda le riprese realizzate per scopi di controllo dell’ordine pubblico, di prevenzione di atti vandalici e di sicurezza sui luoghi di lavoro, vi è un’eccezione, in quanto tali situazioni non rispondono all’obbligo della segnalazione. Solitamente, per poter installare un impianto per la videosorveglianza, non c’è bisogno dell’approvazione del Garante della privacy; in tale contesto, però, fanno eccezione tutte le circostanze nelle quali vi è il rischio di ledere i diritti, le libertà fondamentali e la dignità delle persone riprese. Per esempio, necessitano di accertamento preliminare gli impianti che sfruttano quelle tecnologie capaci di captare i dati biometrici, di rilevare specifici eventi o condotte anomale, o di identificare in maniera automatica un individuo sulla base delle immagini registrate.

    Per ciò che concerne la notifica al Garante della Privacy, essa si realizza soltanto nelle situazioni elencate nell’articolo 37 del Codice sui Dati Personali da applicare al settore della videosorveglianza, ossia quelle nelle quali si rilevano i dati biometrici dei cittadini ripresi o la loro determinazione geografica. Inoltre, la conservazione delle immagini generate dalle telecamere non deve superare le 24 ore; soltanto in condizioni specifiche, in cui esiste un alto fattore di pericolo (per esempio nelle banche o nei musei), si può arrivare ad una durata massima di sette giorni. Nel caso in cui vi sia la necessità di conservare le immagini più a lungo, risulterà necessaria l’accertamento preliminare del Garante della Privacy. Secondo quanto previsto nel Codice sui Dati Personali, il titolare deve inoltre predisporre determinate misure di sicurezza per evitare la perdita, la distruzione o l’accesso illecito alle immagini generate dalle telecamere di videosorveglianza, nonché il loro uso per obiettivi non in linea con le finalità previste.

    Videosorveglianza e Privacy: adempimenti e sanzioni
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  • Installazione di un impianto d’allarme: detrazioni fiscali

    11 Febbraio 2019 • Antifurti, Fisco e leggi1 Commento

    Lo sviluppo sempre crescente del settore tecnologico ha portato negli ultimi anni ad una evoluzione notevole nel campo dei sistemi di allarme: questi impianti, infatti, stanno occupando un ruolo davvero considerevole, in quanto sono tanti i cittadini che scelgono di tutelare la propria casa, o ancora un negozio, una azienda, un ufficio, un locale o una attività commerciale grazie all’installazione di sistemi di antifurto. I prezzi per installare questa tipologia di impianti sono scesi notevolmente nel tempo, sino a divenire competitivi ed accessibili ai più. In più, per andare incontro alle persone che decidono di acquistare questi sistemi, il Governo rende disponibile l’accesso a determinate detrazioni fiscali, con lo scopo di agevolare maggiormente questo specifico mercato in crescita.

    Il vasto mondo dei prodotti per la sicurezza, ad oggi rappresenta una risposta valida per contrastare la micro e macro criminalità, ed in tal senso i sistemi di allarme risultano dei buoni alleati anche per la Polizia e per i Carabinieri: più persone si dotano di questi impianti e più alta sarà la possibilità che le forze dell’ordine riescano a fare in modo ottimale e tempestivo il proprio lavoro. Da questo presupposto scaturiscono le agevolazioni fiscali che lo Stato presenta. Dunque, per chi decide di dotarsi di un sistema di allarme per l’abitazione, per l’ufficio e così via, esistono delle detrazioni fiscali del 50 % che riguardano differenti settori, tra cui quello della sicurezza, a patto che i lavori vengano effettuati sugli immobili (sono esclusi, infatti, i contratti firmati con gli organismi di vigilanza e con istituti simili).

    Fanno parte degli aventi diritto alla detrazione fiscale del 50%, quegli utenti che installano i sistemi di allarme e di videosorveglianza, o ancora chi installa casseforti, portoni blindati, grate, recinti e/o cancelli. In questo contesto è fondamentale sapere che possono essere oggetto di detrazione fiscale anche le spese affrontate per la progettazione di un sistema, per la sua installazione, per le perizie e per gli oneri che riguardano l’urbanizzazione. Vediamo ora un esempio di detrazione fiscale riguardante un sistema di allarme: se un impianto di allarme ha un prezzo di 5mila euro (ovvero una spesa minima prevista), si potrà detrarre, nel momento della dichiarazione dei redditi, la somma di 2500 euro, che verranno rimborsati in 10 anni sotto forma, appunto, di detrazioni sulle seguenti dichiarazioni.

    Possono fruire di tali agevolazioni fiscali tutti i proprietari di una casa, di una azienda o di un ufficio, e ancora gli affittuari, i soci di imprese collettive, di società e anche chi gode di usufrutto. Per avvalersi di queste detrazioni bisogna eseguire i pagamenti tramite bonifico bancario o postale, dove vanno specificati i dati personali del richiedente; la richiesta ufficiale deve essere inviata scaricando il modulo pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate accedendo alla sezione dedicata alle Agevolazioni Fiscali. Come specificato prima, le detrazioni fiscali vengono distribuite su quote decennali, ma risultano al contempo molto allettanti, in quanto lo Stato dà agli utenti la possibilità di risparmiare soldi fino al 50% dell’intera somma spesa per i lavori e le prestazioni di professionisti del settore.

    Installazione di un impianto d’allarme: detrazioni fiscali
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  • Agevolazioni e bonus fiscali sulla casa a rischio nel 2019

    Non ci sono ancora certezze ma potrebbero esserci delle (cattive) novità in materia di detrazioni bonus fiscali sulla casa: dal 2019 le detrazioni attuali potrebbero non essere confermate o, se saranno confermate, si prevedono tassi ridotti (dal 50% al 36%). Vediamo quali sono i possibili intenti del Governo italiano. C’è apprensione tra i contribuenti italiani che, nel corso degli ultimi anni, hanno usufruito dei bonus fiscali sulla casa.  Le agevolazioni fiscali non riguardano soltanto le spese sostenute per le ristrutturazioni, ma anche quelle per l’acquisto di elettrodomestici e mobilie, per l’ottimizzazione delle prestazioni  energetiche e per la diminuzione dei rischi sismici.

    In particolare per gli antifurto l’agevolazione attuale è del 50%, potrebbe sparire o diventare del 36%. Il consiglio è quindi approfittarne entro il 31 dicembre 2018!

     

    Le eventuali modifiche alle detrazioni bonus fiscali sulla casa  

    Dal 1° gennaio del 2019 potrebbero presentarsi scenari differenti, fra questi l’abolizione del bonus sulle ristrutturazioni connesso al piano di riforme fiscali che lo Stato ha intenzione di intraprendere con la Legge di Bilancio del nuovo anno. La cosiddetta “flat tax”, ovvero la tassa ad aliquota fissa pari al 15%, dovrebbe difatti eliminare l’insieme dei bonus fiscali al momento in vigore e che hanno concorso nel tempo a diminuire l’Irpef media dei cittadini italiani. In un primo momento sarà introdotta solo per un numero ridotto di partite IVA, mentre per le famiglie verrà posticipata perlomeno all’anno prossimo. Occorrerà inoltre appurare cosa e quanto verrà applicato o prorogato. Fra un po’ di settimane il Governo presenterà in Parlamento il disegno di legge di Bilancio 2019, soltanto allora potremo conoscere la reale situazione nell’ambito delle detrazioni bonus fiscali sulla casa. Un ulteriore scenario riguarda la possibile proroga delle detrazioni fiscali sugli interventi di ristrutturazione per i prossimi 3 anni; dopo il 2019, nondimeno, potrebbe verificarsi una diminuzione della percentuale da poter detrarre. Si prevede pertanto un salto indietro nel tempo, ossia alle detrazioni fiscali nella misura originaria annunciata dall’art. 16-bis del Tuir, pari al 36% sino al limite massimo di 48.000 euro di spesa. Questa percentuale, attualmente, è al 50% sino a 96.000 euro di spesa sostenuta, motivo per cui moltissimi utenti hanno deciso di anticipare gli interventi pianificati per usufruire della maggiorazione della percentuale del bonus Irpef ammesso. Quest’ultima supposizione, insieme ad abolizione e proroga, si mostra come la più verosimile nel panorama dei futuri bonus fiscali in materia di ristrutturazioni edilizie per gli anni seguenti al 2019. 

    Situazione corrente sulle detrazioni Irpef per le ristrutturazioni edilizie  

    La detrazione bonus fiscali sulle ristrutturazioni, come specificato sopra è attualmente del 50%, e viene applicata su un importo massimo di 96.000 euro per immobile. Fra i lavori che rientrano tra le spese detraibili sono racchiusi: 

    • Manutenzione ordinaria (soltanto sulle parti condominiali in comune); 
    • Manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, interventi di restauro e risanamento conservativo; 
    • Ricostruzione o rimessa in vigore di immobili lesi da catastrofi naturali; 
    • Attuazione di rimesse o posti auto pertinenziali; 
    • Rimozione di barriere architettoniche; 
    • Prevenzione atti illeciti (per esempio installazione di portoni blindati, impianti di antifurto e così via); 
    • Cablatura e riduzione dell’inquinamento acustico; 
    • Risparmio prestazioni energetiche; 
    • Interventi per contrastare il rischio sismico; 
    • Risanamento e bonifica dell’amianto; 
    • Prevenzione degli infortuni in ambito domestico; 
    • Acquisto di unità in fabbricati completamente ristrutturati dalle imprese (agevolazione fiscale al 25% sulla spesa sostenuta). 

     

    Agevolazioni e bonus fiscali sulla casa a rischio nel 2019
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  • Allarme in casa: come far intervenire le Forze dell’Ordine

    24 Luglio 2018 • Antifurti, Fisco e leggi1 Commento

    Installare un buon impianto antifurto non vi assicura di tenere lontani i ladri. Infatti, a molti sarà capitato di aver ricevuto ugualmente la visita dei ladri. Per questo avere un buon sistema di protezione per la casa o per l’ufficio non sempre basta. Per una protezione migliore, è cosa buona far in modo che questo sistema sia collegato alle Forze dell’Ordine o a un istituto di vigilanza privata, in modo che possano intervenire con tempestività in caso di intrusione.

    Cosa bisogna fare per avere un collegamento con le Forze dell’Ordine? Innanzitutto, è necessario che il vostro impianto preveda un combinatore telefonico. Si tratta di un dispositivo che, in caso di allarme, si occupa di far partire delle chiamate per avvisare di quanto sta accadendo.

    In alcuni impianti, potrete trovare il combinatore è integrato nella centralina. In altri, invece, dovrete acquistarlo separatamente e può essere di due tipi: il primo tipo, il PSTN, sfrutta la linea telefonica classica, mentre il GSM si appoggia ad una SIM. I numeri di telefono da contattare in caso di allarme vanno registrati sul combinatore; in caso di furto l’avviso viene datoo con un messaggio vocale pre-registrato. Tra questi numeri potrete inserire quello della Polizia o dei Carabinieri. Il collegamento diviene effettivo solo dopo aver presentato una richiesta scritta al Comando o al Commissariato più vicino all’abitazione, all’ufficio o all’attività commerciale in cui è installato l’allarme.

    Le Forze dell’Ordine vi forniranno un modulo nel quale è importante specificare nome e cognome del proprietario dell’abitazione, dell’ufficio o dell’attività commerciale. Dovrete inserire anche l’indirizzo in cui è installato l’impianto antifurto e i nominativi di chi ha in custodia le chiavi, nel caso in cui ci fosse necessità di disattivare l’impianto.

    Allarme in casa: come far intervenire le Forze dell’Ordine
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